OLIMPIADI 2012: A LONDRA, NON SOLO PER SPORT

Architetture e quartieri emergenti: tutto il nuovo è nature friendly. Dal parco urbano più grande d’Europa al rilancio del lungo Tamigi. Ecco la mappa del Fuori Olimpiade. I restauri dei grandi classici, da St Paul al Tower Bridge, e le nuove torri di cristallo con vista sulla città

Dopo la Swinging London, l’Inclusive London. Di tutto per tutti. È il sunto di quell’enorme spot globale per la città di Londra che saranno, dal 27 luglio, le XXX Olimpiadi moderne, seguite dai Giochi Paralimpici. Ovvero, il meglio da ogni epoca e ogni cultura. Con l’ecologia, la multicultura, ma anche il rilancio della britishness come fili conduttori. Il lusso di qualità, ma anche un continuo controcanto low cost.

Passeggiando in una qualsiasi zona del centro, per esempio Embankment, capita così di ritrovare, nel giro di pochi metri: una stazione di quel bicinoleggio sponsorizzato dalla banca Barclays che sta cambiando il traffico in città; una colonnina per la ricarica delle macchinine elettriche di Source London, fortemente volute dal sindaco Boris Johnson insieme ai nuovi bus (rossi e a due piani, ovvio, ma con motore diesel-elettrico); infine, una delle classiche cabine del telefono che, dicono, dovrebbero essere riconvertite in postazioni multimediali wi-fi. Futuro nella tradizione. Perché questo è il 2012 dei 5 cerchi, la festa dello sport (tutte le info sono su london2012.com), ma anche l’anno del bicentenario dickensiano, l’inventore dell’immaginario vittoriano, con il suo corollario di mostre, festival, letture e passeggiate in città. E, soprattutto, l’anno del Diamond Jubilee, i 60 anni di regno di Elisabetta II. Perché, tra recessione economica e fantasmi da scacciare (le rivolte in periferia dell’anno scorso, gli attentati islamici del 2005), l’Inghilterra riparte da lei, la regina discreta, mai così amata. Per celebrarla potrete visitare la mostra su sessant’anni di ritratti elisabettiani: in foto a Windsor fino a gennaio (royalcollection.org.uk), su tela alla National Portrait Gallery fino a ottobre, con il discusso ritratto reale di Lucian Freud.

Intorno, una città tirata a lucido, che inaugura nuove icone architettoniche nel Villaggio Olimpico nell’estremo est della città ma, con parte dei fondi olimpici restaura e rilancia anche i suoi classici gioielli. Ecco conclusi i restauri della St Paul’s Cathedral – 15 anni di lavori e 40 milioni di sterline per scrostare lo smog dagli esterni, ripulire gli interni e ridisegnare i giardini (fate il tour con i supporti multimediali in italiano, quindi salite in cima alla cupola). O quelli del Tower Bridge, 3 anni e 22 mila litri di vernice per ridare fiato ai suoi bianchi e blu (su sito si comprano i biglietti per il tour con vista al livello superiore). Una donazione internazionale ha permesso il completamento degli interni rinascimentali del Globe Theatre, sede principale fino a novembre dell’enorme Shakespeare Festival: tutte le opere del Bardo, in (quasi) tutte le lingue del mondo, in una sola stagione. Tutti nuovi i Chiswick Gardens, dove tutte le statue e gli edifici sono stati restaurati, e un’area gioco e relax tutta nuova è stata ricavata nella Camellia Shrubbery. Altro rinnovamento nella tradizione è il Renaissance St Pancras, risorto sulle ceneri del Midland Hotel. Scarlatta meraviglia vittoriana, è stato eletto miglior hotel del Regno dal Sunday Times a fine 2011, e il New York Times l’ha definito «il più scenografico hotel da stazione». A due passi dagli Eurostar, le camere storiche partono da 325 sterline, ma c’è anche un’ala moderna con doppie da 199 pound. Due passi a nord si è chiusa la prima fase del rilancio della stazione di Kings Cross, più spaziosa e luminosa sotto una grande volta di vetro e acciaio. Da notare che il frenetico restyling dei classici landmark mette un po’ in ombra l’ennesima torre lungofiume. Dopo la Gherkin Tower e i palazzoni di Canary WharfThe Shard di Renzo Piano, a Southwark310 metri per 87 piani che ne faranno l’edificio più alto d’Europa.

Ad alto tasso simbolico anche l’Apple Centre di Covent Garden. Il secondo più grande al mondo, ha cambiato la nightlife; prima del teatro o dopocena (chiude alle 21) gente d’ogni età e stile ci passa a vedere l’ultima app o a seguire un workshop (anche in italiano grazie alla folla di consulenti, gratuiti e d’ogni nazionalità), sotto gli archi neogotici e i mattoni di uno stabile vittoriano. Il web è ovunque in città grazie alla diffusione di wi-fi spot (c’è una nuova app su iTunes, a 0,74 euro, per individuarli); tanto che non servono più i Web Café. Il mitico Cyberia, tra i primi in Europa, è ora un bistrot british-molecolare, il Dabbous, dallo chef Ollie Dabbous, già al Texture. Le mode cambiano. Sotto Covent Garden la multicolor Neal’s Yard è ancora epicentro dell’eco-chic, fra i cosmetici “bio” di Neal’s Yard Remedies e pub vegani come il Neal’s Yard Salad Bar (con takeaway scontato i giorni feriali). L’impressione, chiacchierando in fila al nuovo shop di Slow Food UK – dove dal 2011 si assaggiano rarità come il cheddar del Somerset o il maiale di Middlewhite –, è però che il gusto si sposti ancora. Non più solo bio – trend di massa grazie a green fast food come Pret A Manger – ma qualità, tradizione, gusto, magari british. E risparmio, vedi il boom del People’s Supermarket di Holborn, i cui soci, per 25 sterline l’anno e un po’ di volontariato, hanno il 10% di sconto e il diritto di voto su cosa mettere sugli scaffali. Ci vedi immigrati, famiglie, ma anche avvocati della City. Sta per aprire anche a Homerton.

Con le mode, cambia la geografia dei quartieri dove pulsano le novità. L’ultima tendenza dice Chelsea Harbour, che vuol dire rapporto stretto con il Tamigi (è un porto creato negli Anni 80), uffici per creativi, bei locali sul fiume e gli yacht delle star, con il verde di Battersea Park appena oltre il Tamigi e gli italiani in fuga dagli affitti di Kensington. E poi Bermondseynuova area bohémien di sponda sud intorno a un celebre mercato di antiquario e ai musei della moda e del design (e ai bei ristoranti d’ogni lingua e cultura). Il resto è est. C’è quello sdoganato: Shoreditch e i suoi locali, Brick Lane e i suoi ristoranti al curry ormai da cartolina. E c’è “l’estremo Oriente”, fino a Stratford City, dove, dopo i Giochi resterà il più grande spazio verde della cintura, con un giardino curato dagli esperti dei Kew Gardens, un fiume navigabile e i nuovi, enormi negozi di Westfield Stratford City. Là dove c’erano ciminiere e discariche, una Londra nuova a mezz’ora di Tube da Trafalgar.

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(fonte Viaggi24 – Gianfranco Raffaelli)

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Categorie: Città d'arte e Capitali Europee, Week-end

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