STORIA MILLENARIA D’IRLANDA, TRA MENHIR E FORTEZZE

Piccole chiese, ville, cattedrali, monoliti e musei raccontano le vicende antiche e tormentate del Paese. Da ripercorrere in tre itinerari che partono dai cerchi di pietre di Kenmare, passano per le torri dei re guerrieri del Munster. E arrivano ai monasteri che salvarono la cultura dell’Europa occidentale. Senza dimenticare la Dublino di James Joyce.

«Sono incasinata, sono insoddisfatta. Sono irlandese», diceva negli Anni 60 la poetessa modernista Marianne Moore. Americana, ma legata al suo popolo d’origine. Gente nevrotica, gli irlandesi. Come la loro storia, fatta di secolari isolamenti, tragiche crisi ed esplosioni di vitalità. Raccontata da paesaggi che conservano tutte le anime di una terra tormentata ma generosa.

PREGHIERE DI GRANITO
In Irlanda fino a 9000 anni fa non c’era nessuno. Poi, un popolo di cacciatori arrivato dalla Scandinavia creò il più spettacolare sistema di necropoli e cattedrali megalitiche d’Europa. PressoNewgrange, non lontano da Dublino, l’omonimo sito Unesco con i tumuli di Knowth e Newgrange offre il miglior esempio di tombe a corridoio: cupole di blocchi granitici incastrati, istoriati da motivi a spirale, che guidavano con il loro stretto passaggio i defunti all’aldilà. A indirizzarli, un raggio di sole che all’alba del solstizio d’inverno penetra da un’apposita apertura. Di tombe a corridoio se ne trovano lungo tutta la costa orientale e verso nord. Si addensano invece a sud le tombe a portale. Come quella della Collina di Browne, presso Carlow, una pietra di 100 tonnellate (la più pesante d’Europa) innalzata su una struttura di monoliti da ingegneri di 4000 anni fa. O come il dolmen di Poulnabrone, nel Clare: usato come una chiesa di pietra per duemila anni, prima dai popoli neolitici, poi dai druidi, i sacerdoti dei Celti giunti dalla Gallia nel V sec. a.C. Del popolo che diede all’Irlanda la lingua, gli occhi celesti e una certa attitudine all’irrazionale si sa poco. Se non che in qualche secolo riempirono l’isola dicerchi rituali, come a Kenmare, nel Kerry, e di menhir come quello, istoriato, simbolo del vilaggio diTuroe, nel Galway. Quando anni fa venne proposto di chiuderlo in un museo il paese insorse: le pietre sacre hanno bisogno d’aria.

I Celti lasciarono anche una suddivisione in innumerevoli regni bellicosi, base di molti problemi poi affrontati dai loro pronipoti. Lo ricordano castelli e ringforts, i forti circolari. Pare ne siano stati costruiti quasi 60 mila, da quelli di Clonakilty a quelli sulla scogliera di Inis Mór, isole Aran. L’Irlanda è anche il punto in cui si fermò Roma. L’Impero dei Cesari conobbe i Celti nel I secolo d.C., con loro avviò vari commerci (ne resta traccia a Drumanagh, a nord di Dublino) ma decise che non era il caso di addentrarsi oltre nell’Hibernia misteriosa.

SAN PATRIZIO, IL CERCHIO E L’ARPA
IV secolo d.C. Mentre il resto dell’Europa innalza acquedotti e abbazie, l’Irlanda, con i suoi druidi e i suoi re, è “fuori dal mondo”. Ma ecco la svolta, tra leggenda e storia. Nel 432 sbarca san Patrizio, l’uomo che in pochi anni fa dell’isola una terra cristiana. Ma di un cristianesimo nuovo, che mutua dai Celti riti e simboli, come la croce celtica che innesta il segno di Cristo nel cerchio dei culti solari (celebri quelle di Clonmacnoise, nella contea di Offaly, e Monasterboice, nel Louth). Le spirali e i ghirigori delle pietre-altari druidici torneranno invece nei fregi delle cattedrali, nei ricami degli abiti tradizionali. E nel Book of Kells, prezioso evangelario dell’XI secolo esposto nella Biblioteca del Trinity College di Dublino. Riposa qui anche l’Arpa di Brian Boru, altro simbolo druidico che torna nella bandiera della Dublino cattolica (e sulle lattine di Guinness). La cultura cristiano-gaelica trionfa nei monasteri sorti degli ultimi secoli del primo millennio, specie nel centro del Paese, senza essere disturbata nemmeno dall’arrivo dei Vichinghi e dei Normanni tra VII e XI secolo. Nonostante le razzie anticattoliche del XVII secolo, restano tracce del complesso di Glendalough, con una torre d’avvistamento, la cattedrale e la chiesina di St. Kevin. Restano le minuscole chiese di Teampall Bheanain, sulle isole Aran, Gallarus, a Dingle o St. Columba, a Kells, contea di Meath, simili a capanne di pietra. Restano i centri storici di Kilkenny, “città di marmo” cresciuta intorno all’Abbazia Nera domenicana e al priorato di St. John. E poi, a Dublino, la cattedrale di St. Patrick, la più grande chiesa d’Irlanda, fondata nel 1191 – da vedere il coro e la tomba di Jonathan Swift – e Christ Church, icona anglicana iniziata nel 1038, con le alte navate e la cripta. Sui resti dei ringforts, intanto, i regni irlandesi alzavano nella stessa epoca – a Trim, a Bunratty, a Kilkenny, a Donegal – decine di fortezze per difendersi da invasori esterni e regni vicini. Sembra scolpito nelle rocce di un’isola sul fiume Suir il Castello di Cahir, il meglio conservato, fondato nel XII secolo e tre volte perso e riconquistato dal clan Butler, fedele alla corona inglese. Oggi ospita un museo perfetto per avvicinarsi a quest’epoca dell’Irlanda. Celebre anche la rocca di Cashel, reggia dei Re del Munster prima ancora dell’Era cristiana, con la sua torre circolare e la cattedrale scoperchiata dal tempo e dalle guerre. O il Castello di Dublino, di cui resta un armonioso torrione. Voluto nel XIII secolo da Giovanni d’Inghilterra – quello sbeffeggiato da Robin Hood –, residenza dei viceré inglesi, non lodatelo davanti a un dublinese: per loro resta il simbolo del dominio anglicano.

LE DUE FACCE DELL’IRLANDA
Scrissero Marx ed Engels che anche la forma dell’Irlanda, così “spettinata” a ovest, sembra stravolta dall’urto con l’impero inglese, scomodo vicino di nordest. Sono un’unica lunga guerra di liberazione gli ultimi secoli della storia irlandese, fatta di battaglie militari ma anche culturali, con Londra impegnata a vietare la lingua, la religione, la musica e gli sport irlandesi, e Dublino che resiste nella difesa delle proprie radici. Gli inglesi riempirono l’entroterra di ville neopalladiane – come la piccola “Casa Bianca” di Castletown o la Russborough House di Wicklow – e di parchi georgiani, a partire dallo stesso St. Stephen’s Green nel centro di Dublino ispirato al londinese Hyde Park. Lo stesso, splendido complesso del Trinity College nacque nel XVI secolo per formare l’élite anglicana. Poi vennero il Rinascimento gaelico, la guerra d’indipendenza, la nascita del Free State nel 1919 e il Trattato Anglo-irlandese del 1921. Luoghi storici dell’epopea indipendentista sono Clonakilty, la città dei leader del conflitto civile, ma anche i Famine Museum, i musei della carestia, a partire da quello di Roscommon, sorti negli ultimi anni per affronatre il tema della grande crisi degli Anni 40 del XIX secolo, quando due milioni di irlandesi morirono di inedia o fuggirono in cerca di fortuna.

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(fonte Viaggi24 – Gianfranco Raffaelli)

Categorie: Viaggi d'Autore

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