IL FASCINO INDISCRETO DI BAJA CALIFORNIA

Un mare tropicale dove ogni anno arrivano le balene grigie per partorire. Deserti, imponenti canyon e affascinanti pitture rupestri. Una terra lontana dalle rotte turistiche tradizionali, con isole da sogno e panorami da film western.

Siamo in Messico. Quello meno noto e lontano dalle mete tradizionali. Dove, per una volta, la parte del leone la fa il mare. Un mare settentrionale, ben lontano da quelli più celebri, del sud del Paese. Un mare dove vivono delfini, leoni marini, tartarughe e, soprattutto, le balene grigie che, da novembre a marzo, vengono qui ogni anno a partorire, offrendo spettacoli indimenticabili di spruzzi e giochi nell’acqua anche con i loro piccoli. Stiamo parlando della Bassa California, la California messicana, priva di Hollywood e di Golden Gate, ma bella di deserti, di cactus, di pietra e, appunto, di mari tropicali che a volte si confondono con atolli corallini.

Il viaggio di 14 giorni qui proposto porta quindi alla scoperta della natura di questo angolo di Messico, che va dalla Riserva della biosfera del Vizcaino (Unesco) all’isola di Espiritu Santo, da Cabo Pulmo a Los Cabos, il punto più meridionale della California. Ma raggiunge anche alcune delle più antiche missioni nel nord del Paese, quelle dei monaci – francescani e gesuiti – venuti nel XVII e XVIII secolo a evangelizzare i popoli ancestrali. Gli stessi popoli che, nella notte dei tempi, hanno realizzato affascinanti e spettacolari pitture rupestri sulle rocce della regione, che noi oggi possiamo ancora ammirare. Come quelle nel sito della Sierra de San Francisco, per citare solo il più famoso.

Si passa poi all’esplorazione delle montagne della Sierra Madre, oltre quel braccio d’Oceano Pacifico che va sotto il nome di Mare di Cortés e che separa la punta estrema della penisola californiana dal Messico continentale. Un ambiente aspro, spigoloso, simile a un film western. Tra le sue vette e i suoi imponenti canyon, vivono i discendenti delle antiche tribù nomadi che vagavano in un tempo non molto lontano tra i deserti spinosi di cactus e arbusti. Etnie nascoste tra i monti, come i rarámuri (otarahumara) e i mayo/yoreme, che mostrano ancora oggi i loro costumi e le danze degli antenati.
Quindi, a bordo dell’unico trenino del paese ancora in funzione, il celeberrimo Chepe, che copre la linea Chihuahua-Pacifico, tra strapiombi pietrosi e taglienti, villaggi trogloditici, laghetti e cascate, si attraversano panorami mozzafiato, di incredibile bellezza.

Di passaggio, un doveroso sguardo anche alla capitale. A Città del Messico s’arriva, da Città del Messico si riparte. Ma un giorno solo può bastare per farsi almeno un’idea di quanto gli spagnoli tenessero alla loro Nueva España e alla sua magnificente capitale, di cui con orgoglio fecero il loro fiore all’occhiello. Per questo, da non perdere, l’immensa piazza principale della città: lo Zocalo, con la Cattedrale, immensa, una delle prime opere della Spagna coloniale, della prima metà del XVI sec.,eretta sulle rovine d’un antico tempio, e il Palacio Nacional, sede del potere esecutivo, con un assaggio della grande arte dei murales di Diego Rivera.

Ultime, ma non di minore importanza, le vestigia preispaniche. Era impossibile trascurare l’altro grande elemento d’interesse d’un Paese così ricco di cultura e di magnifiche rovine. Un album di foto messicano non può non contenere anche qualche immagine dell’architettura e dell’arte precolombiana più nota, e così in questo viaggio è inclusa anche la visita alle piramidi più grandi d’America, se non le più spettacolari. Le piramidi del Sole e della Luna, maestose come colline, strabilianti nella loro grandiosità, nel sito di Teotihuacán (Unesco), “la città dove gli uomini divengono Dei”.

 

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Categorie: Caraibi e Sud America, Lungo raggio (oltre 6 ore di volo), Viaggi d'Autore

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